La notizia di una possibile vendita della società e di una trattativa in corso ha inevitabilmente acceso gli animi nell’ambiente sportivo sangiovannese. Come prevedibile, si respira un clima di fibrillazione, alimentato anche dalla scarsa conoscenza dei dettagli dell’operazione, ad oggi noti solo in modo marginale.

Tuttavia, alcuni elementi possono già essere analizzati. È evidente che per portare avanti una trattativa di vendita serva una chiara volontà da entrambe le parti coinvolte: il venditore e il compratore. Una volta espressa questa volontà, occorre definire un’intesa economica in linea con il valore e lo stato patrimoniale della società. Solo allora si potrà entrare nel vivo delle trattative, che potranno prevedere anche clausole particolari, purché accettate dal compratore.

Il presidente Minghi ha ribadito l’apertura della dirigenza al dialogo con chiunque presenti un progetto serio, con l’intento di garantire un futuro solido alla Sangiovannese. È un principio condivisibile, ma la “serietà” di un compratore si misura anzitutto nelle condizioni economiche e patrimoniali dell’eventuale acquisizione. Pretendere garanzie anche sulla futura gestione della società equivarrebbe a vendere una casa indicando al nuovo proprietario dove posizionare quadri e poltrone.

Chi acquista, infatti, deve poter scegliere liberamente come organizzare la società, sia dal punto di vista gestionale che nella selezione dei propri collaboratori. Per questo, l’aspetto economico nella trattativa non può essere secondario: un investimento solido è il primo segnale di impegno concreto, non solo verso il venditore, ma soprattutto verso il futuro della società.

A margine, va fatta una riflessione: se oggi si cerca la “serietà” guardando ai grandi personaggi del passato – come Giorgi o Casprini – bisogna tenere conto del fatto che i tempi sono profondamente cambiati. Oggi, è più realistico pensare che una cessione societaria passi attraverso fondi di investimento o holding finanziarie. Che piaccia o meno, questa è la nuova realtà.

In chiusura, va sottolineata una posizione netta: contrarietà agli “spacchettamenti”. Al di là degli aspetti burocratici, chi è realmente interessato ad acquisire una società dovrebbe farlo in modo completo: dalla prima squadra al settore giovanile, includendo tutte le strutture esistenti. Solo così si può parlare di un’acquisizione seria, fondata su una valutazione patrimoniale complessiva.